Storie | #StorieDalGiro

Abbiamo una storia
e delle storie da raccontare

“Abito qui. Vado in bici su queste strade. Non è semplice”.

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“Vengo dagli Stati Uniti, sono una fotografa. Ho appena fatto gli ultimi 20 km della corsa ed è stato fantastico. Negli Stati Uniti fanno vedere solo il tour. Conoscevo solo quello ed ero una gran tifosa di Greg LeMond. Poi ho scoperto il Giro nel 2005, quando vinse Paolo Savoldelli. Ora abito in Italia, a Bassano del grappa. Adoro l’Italia e Bassano è perfetta per andare in bici. E’ colpa del giro se mi sono trasferita qui”.

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“Noi adoriamo l’Italia. Lui è venuto al giro per la prima volta e vederlo indossare la prima Maglia rosa è stata un’emozione grandissima”.

 

Sabine Maria mamma di Lukas Pöstlberger – Bora – Hansgrohe

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“Non siamo appassionati di ciclismo, giochiamo a calcio, ma il giro è un po’ come quando gioca la Nazionale. Unisce tutti e sono tutti davanti alla TV per guardarla, non puoi farne a meno.”

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“Il giro festeggia 100 anni, oggi è la tappa dedicata al Sagrantino Montefalco e noi festeggiamo i 25 anni della DOCG di questo meraviglioso vino. La città è meravigliosa, tutta in rosa e credo che abbiamo omaggiato il giro nel miglior modo possibile. Era doveroso indossare questa giacca. E’ una giornata di festa, speriamo vada tutto bene e che tutto il mondo possa vedere questo meraviglioso territorio. Vedete il giro ha questo ruolo fondamentale, questa capacità di far scoprire le bellezze del nostro paese. Il ciclismo poi, è veramente come il filo che unisce tutto questo”.

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“Quando correva nel “Bottegone” un giorno, si stava scaldando per la corsa, passò accanto a un contadino che stava vangando con la cavalla. Lo vide e gli disse: “Non si vanga così”. Scese dalla bici e iniziò a vangare alla sua maniera, alla Trentina. Poi risalì in bici e vinse la corsa. Era il 1971. Lui era Francesco Moser. Vinceva tantissimo, 17, 18 corse l’anno, poi vinse il campionato italiano”.

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“Vengo dalla Toscana, dalla Versilia, sono venuto qui per il Giro. Non in bici eh, di chilometri ne faccio tanti ma sarebbero troppi. Vengo tutti gli anni a vedere qualche tappa. Un po’ di montagna, un po’ di cronometro, si approfitta dell’occasione. Sono stato un grande tifoso di Moser. L’ho conosciuto, siamo stati anche a cena insieme. Ha corso ai miei tempi, da dilettante correva nel “Bottegone”, proprio in Toscana. Il ciclismo l’ho sempre seguito. Ho cominciato a 15 anni a correre in bicicletta, ho smesso 4 anni fa. Prima da dilettante e poi da cicloamatore, fino a 64 anni, poi ho detto basta, son troppo vecchio. Però la bicicletta non riesco ad abbandonarla. I miei 15, 16 mila chilometri l’anno li faccio sempre.”

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“Sono un appassionato, non potrebbe essere altrimenti. Mio figlio correva a livello agonistico fino ai juniores e poi nei dilettanti. Gli facevo un po’ da allenatore, da manager, da preparatore. Ora ha smesso, ha 34 anni, ma correva con Nibali. Son soddisfazioni”.

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“Quando vedo il giro penso sempre a mio nonno. Era un grande appassionato di ciclismo. Qualche anno fa passarono davanti a casa nostra e lui era lì fuori a esortare tutti i corridori. Con il giro la mente va all’infanzia. Inevitabilmente. Noi facciamo parte del corteo dell’ente Giostra Quintana di Foligno, faremo la premiazione all’arrivo ma non saremo vestiti così, indosseremo degli abiti rinascimentali.”

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