Storie | #StorieDalGiro

Abbiamo una storia
e delle storie da raccontare

“Sono il papà di Eugert Zhupa della Wilier Southeast. Seguo mio figlio lungo tutto il giro; è bello vederlo correre ma quando cade non mi piace. Quando era piccolo io volevo che giocasse a pallone perché, quando cadeva, tornava a casa tutto insanguinato e noi volevamo che smettesse”. Eugert Zhupa è il primo corridore albanese nella storia del Giro d’Italia 

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“Io sono un collezionista di biciclette Legnano, il ciclismo lo vivo solo per interesse collezionistico. Mi piace andare a vedere l’Eroica ma non pedalo, farò 50 km l’anno. Sono 20 anni che le colleziono ma non mi ricordo perché. Questa bici funziona: pedala e frena e a me basta così.” 

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“Sono colombiana, vivo in Italia da 20 anni. Faccio parte delle Ancelle Missionarie del Santissimo Sacramento ma oggi sono in veste di tifosa. Mio padre era super appassionato di ciclismo e penso di averlo nel sangue anche io. Seguo sempre il giro in televisione: faccio la preghiera e vado a vedere il Giro.”

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“Io sono italiano e amo il nostro paese. Ho 82 anni, ascoltavo il Giro con la radio, adesso con la televisione è migliorato un bel po’.Mi piaceva andare a vedere Coppi in montagna: sul Pordoi, il Falzarego, il Sella…Allora era più genuino ma sono bravi anche adesso. Speriamo che salti fuori un Pantani, un Gimondi…un Merckx, ma è difficile. Ci vuole uno che scatti e prosegua!”

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”Ho stretto la mano a Coppi quattro mesi prima che morisse, nella pista di Pisa. Era l’agosto del 1959, o forse settembre. Durante la gara riuscii ad entrare in pista, Coppi forò e gli portai fuori la bicicletta, poi mi strinse la mano e allora gli chiesi una foto insieme: la conservo ancora gelosamente. Purtroppo il fotografo fece male la foto e mi tagliò un pezzetto di testa.”

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“Faccio l’allevatore qui a Pontechianale e tempo permettendo svolgo tutti i vari sport di alta montagna. Nel mio lavoro non ci sono sabati ne domeniche ne festività. Ogni anno nascono fino a sessanta mucche. La nascita è sempre un evento e ogni vitellino che nasce ha un nome. Siamo ai piedi di uno dei passi ciclistici più alti d’Europa e forse questo potrà portarci un po’ di turismo se ce la giochiamo bene…”

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“Sto aspettando il Giro d’Italia. Ho già visto la Carovana del Giro, rumorosissima, molto bella. Adesso aspetto il passaggio dei corridori. Appena arriva il primo ciclista faccio volare i palloncini che ho appeso e stappo la bottiglia di champagne perché questa è l’occasione giusta.”

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“Meo era un talento. Ce ne sarebbero molte da raccontare su di lui. Specialmente il suo modo di comportarsi, il suo modo di fare. Non saprei come descriverlo, era particolare. Quando era in gruppo, sferzava gli altri affinché attaccassero, e quando non andavano, partiva da solo e, dopo averli staccati, si fermava, li aspettava e diceva loro: “Avete visto!? “A volte vinceva, a volte no, ma quando andava, vinceva lui.  Se Fausto (Coppi) aveva visto in lui il futuro, e se non fosse morto, quel futuro si sarebbe realizzato. Meo volava e vederlo in mezzo al gruppo era uno spettacolo, classe pura.” Renzo Badiali, Direttore Sportivo di Romeo “Meo” Venturelli 

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“ Mio padre costruiva bici: dai tandem ai carretti dei gelati. Mi ha attaccato la passione e dopo aver fatto il bersagliere ho proseguito col negozio di biciclette. Ne ho fatte di tutti i tipi e ancora oggi, a 92 anni tutti i giorni lavoro, ma solo tre ore e mezza.” 

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