Storie | #StorieDalGiro

Abbiamo una storia
e delle storie da raccontare

“Seguo il Giro d’Italia dai tempi di Pierino Baffi. Una volta lo spinsi in salita fino alla parte in piano. Facevano la Valassa, con arrivo a Vicenza. Vinse in volata”.

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“E’ la mia prima volta al giro, ma di certo non sarà l’ultima. E’ veramente la corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo!”

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“Il Pordoi l’ho fatto un sacco di volte, anche l’anno che vinsi il Giro. Fignon mi staccò proprio qua. Cercai di inseguirlo. Era la terzultima tappa. Il giorno prima arrivammo a Selva. Il giorno dopo c’era Selva e Arabba. Si faceva la prima volta il Campolongo, poi da Arabba si facevano ancora i Passi. Fignon andò via. Io ero con Argentin e Baronchelli. Riuscii a contenere il distacco, poi vinsi con la cronometro di Verona. Ovviamente ricordo benissimo i giri che ho corso, ma ho ben presente anche quelli da bambino. Una volta andammo su alle 3 cime di Lavaredo. Avrò avuto 11 anni. Eravamo senza vestiti, faceva un freddo cane, d’altronde eravamo partiti da casa che faceva caldo. Quando arrivammo su cominciò a nevicare. Vinse Merckx quella volta, lo ricordo bene. Un’altra volta venimmo su alla Malga Ciapela con il pullman. La tappa non arrivò mai, perché aveva nevicato. Mettemmo su le catene e andammo su al Fedaia, passando prima dal Pordoi, perché allora non c’era la salita. Avevamo il pullman pieno di vino, che noi di Palù non ci muoviamo mai senza. Facemmo il vin brulè per tutti, fu una giornata memorabile. Una volta il Pordoi faceva da Cima Coppi quasi tutti gli anni. Credo sia stato Cima Coppi una quarantina di volte. Questa montagna è mitica!”.

 

Francesco Moser, Campione del Mondo 1977 e vincitore del Giro d’Italia 1984

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“Sono nato per vivere, non per morire!”.

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“Vengo dal Giappone, l’anno scorso sono andata al Tour, ma quest’anno non potevo perdermi il centesimo Giro d’Italia. Sono una tifosa di Peter Sagan. Non c’è al Giro? Non importa. Il Giro è uno spettacolo anche se lui non c’è!”.

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“Noi siamo delle tifose e delle appassionate. Il Giro passa sempre davanti a casa nostra. Per il noi il Giro è vita, uno spettacolo, l’inizio di stagione, trascina gente da tutto il mondo, vengono dal Brasile e dall’Australia, li senti parlare tutte le lingue. Questo è bello”.

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“Per me il ciclismo è vita. Quando pedali ti sistemi la testa, ti rilassi e ti fa star bene. E poi provi delle emozioni che negli altri sport non trovi”.

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“Rappresentiamo il gruppo folkloristico delle maschere di Canazei Gries, portiamo avanti una vecchia tradizione che richiama tutto il vicinato per un grande evento o una festa. Oggi siamo qui per il Giro d’Italia”.

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“Siamo un gruppo nato nel 2006 sul Monte Bondone, ci chiamiamo “W la Fuga”.  Avevamo una televisione piccolissima e abbiamo sentito ad un certo punto “è andato in fuga!”, noi pensavamo Gilberto Simoni e invece era Ivan Basso… Da lì è nato il nostro slogan, poi abbiamo fatto gli strumenti artigianali e una bici che fa chiasso e ogni anno facciamo due tappe del Giro d’Italia portando un po’ di colore, di folklore e di allegria”.

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