Diego Valente, Author at #StorieDalGiro | Pagina 17 di 19

Sardegna, Colombia

“Siamo qui per Nairo, il nostro compatriota! E’ bellissimo esser qui, seguiamo spesso il Giro ma è la prima volta che veniamo in Sardegna. Ci siamo innamorate della Sardegna. Nel nostro cuore c’è la Colombia, ma un posticino l’ha conquistato anche questa meravigliosa regione! Ci incanta!”.

La nostra prima volta

“E’ la nostra prima volta al Giro, l’osserviamo sempre in tv, ma dal vivo ha tutto un altro fascino!”.

Il Giro è musica

“La bicicletta non è un viluppo di metallo, un insieme inerte di leve e ruote. E’ arpa birmana. Sinfonia. Un dono della vita. Trasforma in musica storie di uomini. Anche tragedie”.

Claudio Gregor

La visuale del tifoso

“Per un evento del genere ci vuole la migliore visuale possibile!”.

La lambretta del 1963

“La mia passione sono le due ruote. Nel ’63, con la Lambretta, accompagnai il Giro della Sardegna. Partii da Sanluri, il mio paese, vicino a Cagliari e poi da Cagliari a Nuoro. Era gennaio, una giornata gelida. Allora ero giovane. Oggi non potrei più farlo, ho 72 anni suonati, sono reduce da un intervento, però seguo il Giro, adoro il ciclismo!”.

Al Giro in cyclette

“Io insegno spinning, ma mi piace anche andare in bici. Guarderemo l’arrivo da qui, sulla cyclette”.

Il torrone di Sardegna

“Questo è il torrone sardo tipico, è fatto con miele, bianco dell’uovo e frutta secca. Lo produciamo noi, ogni pezzo ha almeno tre ore di lavorazione. E’ una tradizione di famiglia. Veniamo da Tonara, è al centro della Sardegna, è la patria del torrone e noi facciamo torrone da generazioni. Qui da noi le tradizioni sono importanti, cerchiamo di mantenerle sempre. Poi le cose cambiano, ma l’importante è restare fedeli alle proprie origini. Per me il giro rappresenta un’occasione, è una giornata in più di lavoro…”.

Il muro Rosa

“Il muro l’ho dipinto io. Mi è bastata una mascherina e un po’ di scotch. L’ho decorato con uno stencil. E’ il mio primo giro in assoluto e mi è sembrato giusto celebrarlo dipingendo questo muro. Questo rimarrà”.

Io e Argo

“Ho un’attività qui, non posso dire di essere venuto apposta per il Giro, ma vederlo qui è bello, siamo contenti. Io personalmente non posso dirmi un appassionato. L’ho seguito di più quando c’era il Pirata. L’anno scorso con Aru ho ricominciato ad entusiasmarmi. Secondo me dipende dai momenti. Ci vuole il giusto corridore per emozionarti. Mi piace più la disciplina in sé, io sono uno sportivo, riconosco la difficoltà fisica rispetto agli altri sport: ci vogliono un allenamento e una costanza assurdi. Credo sia più bello da praticare che da guardare. Prendi il Giro, ti permette di vedere dei posti meravigliosi. Chiaro, non ti puoi fermare a guardare il paesaggio, però attraversi delle regioni spettacolari. Prendi la Sardegna: è tutta bella!”.

“I vestiti rosa? Una coincidenza, non sono un’appassionata. Sono originaria di Parma, mia nonna però era imparentata con Vittorio Adorni. Per me il giro era lei che mi diceva: “Guarda, il figlio di mia cugina”

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“Il giro è una cosa che riguarda un po’ tutti”.

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“Quando faceva il garzone di bottega, lavorava nella salumeria di un mio prozio. Mio padre, 2 anni più giovane di lui, faceva il garzone in una bottega lì vicino. Al mattino, scendendo dal paese, passava dalla salumeria a prendere qualcosa da mangiare, ed è così che si conobbero. Poi presero strade diverse. Anni dopo, io avrò avuto 6, 7 anni, Coppi venne, con altri corridori, a fare questa kermesse all’ippodromo di Novi. Io li ricordò lì, come se fosse un sogno. Questi 2 uomini abbracciarsi e parlare. Poi Fausto venne da me, mi mise una mano sulla testa, come si fa di solito coi bambini, e mi chiese cosa poteva fare per me. Io gli chiesi se per favore poteva farmi fare un autografo da Charlie Gaul. Lui si mise a ridere e lo chiamò. Non lo vidi più, ma un paio di volte all’anno accompagnavo mio padre a Castellania per portargli dei fiori. In una di queste occasioni, poteva essere il ’97, passammo davanti alla casa che era in uno stato penoso e mio papà mi disse: “Lui sarebbe contento se qualcuno la sistemasse”. Io, che l’anno prima avevo fondato insieme ad altri commercianti della zona, un consorzio turistico che poi prese il nome di “Terra di Fausto Coppi”, fui costretto a promettere davanti alla porta di questa casa che qualcosa avrei fatto. Quando sistemammo la casa mettemmo da parte alcuni mattoni, per me rappresentano l’essenza di questa casa, sono il pezzo cui tengo di più”.

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“Non sono un ciclista, uso questa solo per spostarmi, però sono venuto apposta per il giro. Mi sono appassionato guardandolo alla TV. Seguendo le tappe finisci col chiederti, ma chi me lo fa fare di andare in giro per il mondo con tutta la bellezza che abbiamo nel nostro paese?”.

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“Tutte le società di ciclismo della zona han portato i ragazzini qui a fare la gimkana e dopo vedremo l’arrivo di tappa. Passare sotto il traguardo, tutti con le maglie uguali è stata una bella emozione. Prima seguivo i ragazzi un po’ più grandi, ma ora, andando avanti con l’età, ho capito che proprio i più piccoli han bisogno di qualcuno che li segua”.

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” Il nonno praticamente mi obbligava a vedere il Giro, non posso dire che fosse proprio un piacere”.

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“Ero militare a Montorio Veronese, a 7km da Verona. Nel ’51 nella sola Verona c’erano circa 15 mila soldati, in 7 mila eravamo di stanza a Montorio. Quel giorno ci diedero il permesso per andare a veder passare il giro. Da Verona ad andare a Vicenza, noi soldati eravamo tutti schierati ai lati della strada per vedere passare il gruppo. Quando sono arrivati andavano veloce, perché lì è pianura. Allora io guardo e guardo ma non riesco a vederlo, ché la bianchi era tutta rintanata in mezzo al gruppo. Non son riuscito a vederli, né lui né Serse. Poi a un certo punto mi son sentito chiamare: “Sergio!”. Mi aveva riconosciuto, nonostante fossimo tutti vestiti allo stesso modo. Sapeva che ero lì. Lui era un fenomeno in tutti i campi. “Ciao Faustino!” gli gridai di rimando, perché per noi lui era Faustino. Dopo 15 giorni, sognai che era morto Serse, ma io non mi allarmai che quando si sogna uno che muore gli si allunga la vita. Il giorno di San Pietro tornai in licenza per la mietitura del grano. Quel giorno si correva il Giro del Piemonte. Arrivai a casa e ci diedero la notizia. Serse era Serse, la nostra chioccia…”.

Sergio e Piero, cugini di Fausto e Serse Coppi

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“Sono un montanaro, mi piace andare a camminare e fare le foto, mio papà era alpino e io lo accompagnavo nei suoi giri. Guardo poco il Giro d’Italia, lo guardo oggi perché passa di qui. Ne approfitterò per fare delle foto ai ciclisti, andrò in un punto strategico, dall’alto, così potrò prenderli un po’ tutti.”

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“I miei primi ricordi del giro sono legati a Contador. Vinceva, ma io non tifavo per lui purtroppo”.

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