Diego Valente, Author at #StorieDalGiro | Pagina 8 di 19

Casa Coppi, Castellania

“Quando faceva il garzone di bottega, lavorava nella salumeria di un mio prozio. Mio padre, 2 anni più giovane di lui, faceva il garzone in una bottega lì vicino. Al mattino, scendendo dal paese, passava dalla salumeria a prendere qualcosa da mangiare, ed è così che si conobbero. Poi presero strade diverse. Anni dopo, io avrò avuto 6, 7 anni, Coppi venne, con altri corridori, a fare questa kermesse all’ippodromo di Novi. Io li ricordò lì, come se fosse un sogno. Questi 2 uomini abbracciarsi e parlare. Poi Fausto venne da me, mi mise una mano sulla testa, come si fa di solito coi bambini, e mi chiese cosa poteva fare per me. Io gli chiesi se per favore poteva farmi fare un autografo da Charlie Gaul. Lui si mise a ridere e lo chiamò. Non lo vidi più, ma un paio di volte all’anno accompagnavo mio padre a Castellania per portargli dei fiori. In una di queste occasioni, poteva essere il ’97, passammo davanti alla casa che era in uno stato penoso e mio papà mi disse: “Lui sarebbe contento se qualcuno la sistemasse”. Io, che l’anno prima avevo fondato insieme ad altri commercianti della zona, un consorzio turistico che poi prese il nome di “Terra di Fausto Coppi”, fui costretto a promettere davanti alla porta di questa casa che qualcosa avrei fatto. Quando sistemammo la casa mettemmo da parte alcuni mattoni, per me rappresentano l’essenza di questa casa, sono il pezzo cui tengo di più”.

La grande bellezza

“Non sono un ciclista, uso questa solo per spostarmi, però sono venuto apposta per il giro. Mi sono appassionato guardandolo alla TV. Seguendo le tappe finisci col chiederti, ma chi me lo fa fare di andare in giro per il mondo con tutta la bellezza che abbiamo nel nostro paese?”.

La gimkana dei ragazzi

“Tutte le società di ciclismo della zona han portato i ragazzini qui a fare la gimkana e dopo vedremo l’arrivo di tappa. Passare sotto il traguardo, tutti con le maglie uguali è stata una bella emozione. Prima seguivo i ragazzi un po’ più grandi, ma ora, andando avanti con l’età, ho capito che proprio i più piccoli han bisogno di qualcuno che li segua”.

Il ricordo è dolce

” Il nonno praticamente mi obbligava a vedere il Giro, non posso dire che fosse proprio un piacere”.

Fausto e Serse

“Ero militare a Montorio Veronese, a 7km da Verona. Nel ’51 nella sola Verona c’erano circa 15 mila soldati, in 7 mila eravamo di stanza a Montorio. Quel giorno ci diedero il permesso per andare a veder passare il giro. Da Verona ad andare a Vicenza, noi soldati eravamo tutti schierati ai lati della strada per vedere passare il gruppo. Quando sono arrivati andavano veloce, perché lì è pianura. Allora io guardo e guardo ma non riesco a vederlo, ché la bianchi era tutta rintanata in mezzo al gruppo. Non son riuscito a vederli, né lui né Serse. Poi a un certo punto mi son sentito chiamare: “Sergio!”. Mi aveva riconosciuto, nonostante fossimo tutti vestiti allo stesso modo. Sapeva che ero lì. Lui era un fenomeno in tutti i campi. “Ciao Faustino!” gli gridai di rimando, perché per noi lui era Faustino. Dopo 15 giorni, sognai che era morto Serse, ma io non mi allarmai che quando si sogna uno che muore gli si allunga la vita. Il giorno di San Pietro tornai in licenza per la mietitura del grano. Quel giorno si correva il Giro del Piemonte. Arrivai a casa e ci diedero la notizia. Serse era Serse, la nostra chioccia…”.

Sergio e Piero, cugini di Fausto e Serse Coppi

Ne approfitterò per fare delle foto ai ciclisti

“Sono un montanaro, mi piace andare a camminare e fare le foto, mio papà era alpino e io lo accompagnavo nei suoi giri. Guardo poco il Giro d’Italia, lo guardo oggi perché passa di qui. Ne approfitterò per fare delle foto ai ciclisti, andrò in un punto strategico, dall’alto, così potrò prenderli un po’ tutti.”

Lui vinceva, ma io non tifavo per lui

“I miei primi ricordi del giro sono legati a Contador. Vinceva, ma io non tifavo per lui purtroppo”.

Ormai è diventata una droga

“Lavoro per il Giro e ormai è diventata una droga! E’ il mio quarto Giro d’Italia, è un ambiente bellissimo, ci sono persone meravigliose, il pubblico è calorosissimo, non solo per i corridori, ma per tutta la carovana e gli addetti ai lavori.”

L’amore perdona tutto

“Questa storicamente era una “zona rossa”, Bartali era cattolico, era il democristiano, mentre Coppi era il comunista. Coppi per me era una leggenda, questa figura curva, china sul manubrio, che scappava: sembrava un trampoliere, però in bicicletta era elegantissimo e quando partiva…Poi la leggenda di Fausto si connotò di questa “allure”… come dire? Tragica? Io frequentavo la parrocchia e mi dicevano che fornicava con la Dama Bianca”. Poi ho capito che non fosse proprio così ma che in realtà lui amava, e l’amore perdona tutto”.

“Arrivo dalla Repubblica Ceca. Sono appassionato alla draisina, una sorta di bicicletta ottocentesca, con cui ho disputato svariate gare internazionali: dal Giappone al Canada. Sono sempre alla ricerca di sfide e oggi rendo omaggio a un grande combattente del passato. Eccomi, sono Napoleone!”

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“Faccio parte di un gruppo teatrale che porta in scena le rappresentazioni religiose legate alla passione, morte e Risurrezione di Cristo. Visto che quest’anno il Giro è partito da Gerusalemme, mi sono vestito da Erode che era il re della Giudea. Vidi il mio primo Giro d’Italia nel 1973, quando i miei genitori comprarono il televisore. Lo acquistarono proprio nel mese di maggio. Da allora seguo in diretta quasi tutte le tappe. Sono davvero appassionato.”

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“Sono un pensionato e ogni giorno vengo in piazza per godermi la sua tranquillità. Qui mio nonno, appassionato di politica, teneva molti comizi. Ai suoi tempi in mezzo alla piazza c’era un lampione poi, nel 1956, hanno costruito questa fontana.  Quando ero piccolo andavo in bicicletta lungo queste strade; non perché mi piacesse molto ma era uno dei pochi giochi a disposizione. Oggi c’è molta gente per il Giro d’Italia e vedere quanto sia cresciuto l’amore dei bambini verso la bici mi colpisce molto.”

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“È la prima volta che vediamo dal vivo il Giro d’Italia. Siamo onorate di averlo qui a Caltanissetta. Abbiamo ospiti a casa, venuti qui per vedere la Corsa. Ci siamo svegliate all’alba per cucinare: polpette al sugo e melanzane panate. Così adesso siamo libere per vedere il Giro. Inoltre stasera ci sarà anche il rito della Madonna Pellegrina di Fatima. Un’occasione in più per stare insieme e mangiare in compagnia.”

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“Siamo appassionatissimi di ciclismo e molto orgogliosi di vedere la corsa passare per Caltanissetta. Il Giro regala sempre emozioni intense. Ho diversi ricordi legati a questa manifestazione. Su tutti spicca il ricordo di Marco Pantani. I suoi scatti in montagna hanno lasciato senza fiato l’Italia intera. Oggi tifo Giovanni Visconti, siciliano come me e stringo le dita per il mio amico Damiano Caruso che sarà impegnato nel prossimo Tour de France.”

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“Non sono un tifoso del Giro d’Italia ma oggi tra il pubblico ci sono anch’io con la mia bicicletta.”

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“Mi ricordo quando, anni fa, il Giro passò per Agrigento. Io ero piccola e lo vidi dal vivo con i miei genitori. Il bello del ciclismo è questo: non c’è bisogno di andare in un palazzetto dello sport, è lui che viene a casa tua. In questo modo si crea turismo e le città vengono valorizzate agli occhi di tutto il mondo.”

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“Questi costumi ricalcano gli abiti siciliani di fine Ottocento che venivano indossati in occasioni particolari. Facciamo parte di un gruppo folkloristico che porta in scena balli e canti della tradizione agrigentina per farli conoscere ai turisti. Ci esibiamo spesso, soprattutto durante le feste locali come la Sagra del Mandorlo in Fiore che si svolge tra febbraio e marzo.”

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“Siamo canadesi ed è la nostra prima volta al Giro d’Italia. Ci siamo sposati a dicembre ma abbiamo posticipato il viaggio di nozze per poter essere in Italia in concomitanza del Giro. Seguiremo molte tappe, sfruttando l’occasione di assistere alla gara e, contemporaneamente, visitare luoghi bellissimi di questo Paese.”

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