Diego Valente, Author at #StorieDalGiro | Pagina 2 di 19

Non vedevo l’ora che me lo proponessero

“All’inizio non volevo confondere le mie passioni col business. Poi un collaboratore mi convinse e diventammo sponsor del Giro d’Italia. Non vedevo l’ora che me lo proponessero. Amo il Giro. Amo il ciclismo. Il ciclismo è uno sport vero, per uomini veri. Occorre avere una predisposizione alla sofferenza che raramente puoi ritrovare in altri sport. Nel ciclismo si corre tutti i giorni, e tutti i giorni si riparte da zero. Ricordo quando Coppi cadde, nel ’50 e si ruppe la clavicola. Dovette lasciare il Giro. Aveva fatto un inizio di stagione favoloso, vincendo la Parigi –Roubaix, staccando tutti. Era in formissima. C’era questo suo compagno di prigionia in Africa che abitava nel mio paese, a Tombolo, era un suo tifoso e lo aspettava in cima al Pordoi. Quando arrivò via radio la notizia che Coppi fosse caduto lui si allontanò. Lo cercavano tutti: “Dov’è Albano? Dov’è Albano?” Lo videro in mezzo alla neve. Un puntino. Andarono a chiamarlo, ma l’unica cosa che disse fu: “Lasciatemi morire qui.”

Ennio Doris, Presidente di Banca Mediolanum

E’ stato facile innamorarsi del giro d’Italia

“Lei mi regalò una bicicletta per Natale, anni fa, poi la passione è continuata al punto che tuttora ci vado a lavoro e ci faccio le uscite giornaliere. Ci siamo addirittura trasferiti per poter andare a lavoro in bici. Quando esco in bici le mando le foto di dove arrivo, anche solo del cartello col nome del paese. Quando lei è a lavoro mi porto la bici in casa e la lucido. Ho studiato anche i libri di meccanica per sistemare la bici. E’ tutta colpa sua, e di Bartali. Mi sono appassionato quando ho scoperto che nascondeva i documenti nel telaio della bici per aiutare le persone. Da lì è stato facile innamorarsi del giro d’Italia”.

Ci sembrava di aver fatto un’impresa

“Siamo ciclisti amatoriali. Avevamo intenzione di salire con i motorini, ma per fortuna non lo abbiamo fatto. Abbiamo incontrato persone da tutta italia, da tutto il mondo, persino dall’Australia. A metà strada ci hanno offerto vino e salsiccia. E’ stato bellissimo! Siamo saliti fino a qui e ci sembrava di aver fatto un’impresa, poi abbiamo visto un ragazzo salire con la bici da passeggio. Incredibile.”

Siamo amici da 30 anni, siamo amici da sempre

“La mia storia comincia nel 1983. Venni in Italia a correre in bicicletta. Sono stato un paio di anni a fare il corridore a Milano, per la Guercioli. Poi non passai professionista e smisi di correre. Quello stesso anno mi sono laureato in educazione fisica ed entrai a lavorare con una squadra di ciclismo francese. Qualche anno dopo, a d un giro di Catalunya conobbi Maurizio Fondriest e poco tempo dopo lui mi chiese di lavorare con lui. Venni qui a Cles e cominciai a fare un po’ di tutto per lui, dal massaggiatore al procuratore, fino all’88, quando divenne Campione del Mondo. Poi le nostre strade si divisero, io tornai in Cile, ma fu solo una separazione professionale. Siamo amici da 30 anni, siamo amici da sempre.”

Mi sono attrezzato bene

“Sono in attesa dei corridori. Ci vorrà un po’, ma mi sono attrezzato bene”.

Le montagne hanno una storia.

“Le montagne hanno una storia. Prendi questa. Qua sopra c’è una cava di marmo rosso. Se ci fai caso vedrai dei pezzi di legno lungo il crinale perché, fino a quasi 20 anni fa facevano scivolare, da 1500 metri di altitudine fino a qua, questi enormi pezzi di marmo rosso. Ora la vegetazione ha coperto tutto, il marmo si porta giù coi camion. Sono tornati anche gli orsi. Ecco, il giro ha la capacità unica di raccontare le storie delle montagne: lo Zoncolan, il Mortirolo, lo Stelvio, montagne epiche, con una storia”.

Il Giro, mia madre e il sacrificio

“Siamo partiti stamattina, con calma. Abbiamo fatto la salita in macchina. Ora ho trovato questa postazione tattica. Speriamo di non vederli salire con gli occhi di fuori. Il Giro mi ricorda mia madre, per lei era sacro, rappresentava ciò che mi ha insegnato: il sacrificio”.

Quella volta a Col Fosco

“Una volta vidi una tappa a Col Fosco, tanti anni fa, poteva essere 20 anni fa. Fu bellissimo!”

Oggi c’è il giro, ed è un giorno di festa

“Questo costume è il costume tipico della Val Pusteria e si portava nelle giornate festive. Ancora oggi lo portiamo nei giorni di festa, da più di 100 anni. Oggi c’è il giro, ed è un giorno di festa. Quale occasione migliore?”.

“Siamo due fratelli di Saluzzo, nostro nonno ci ha iniziati al ciclismo con Moser e Saronni. Tentiamo di seguire più tappe possibili, oggi è la nostra terza tappa in questo Giro. Mio marito e sua moglie non sono molto contenti di questa nostra passione ma noi non ci arrendiamo. Bisogna prenderla con sportività! Tra i tanti ricordi legati al Giro ne spiccano due in particolare: la tappa di Lugano nel 2015 con la vittoria in volata di Sacha Modolo, dopo un pomeriggio intensissimo e il ricordo di una bellissima amicizia nata con un cameraman, conosciuto in un arrivo di tappa a Bibione. Ci vediamo ancora oggi molto spesso, è davvero bello!

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“Siamo colleghi, arriviamo da Cuneo. Abbiamo preso ferie e siamo venuti qui per vedere la tappa. Tifiamo per gli italiani, confidando in Pozzovivo. I nostri ricordi legati al Giro? La vittoria di Aru al Sestriere e l’ultima tappa a Milano con la cronometro vista dal vivo. Il ciclismo è uno sport sottopagato se commisurato alla fatica compiuta. Vedere questi ciclisti che pedalano per quasi 30 giorni e hanno ancora energie è incredibile. È meraviglioso vedere le capacità di resistenza del corpo umano. Meritano la massima ammirazione.”

 

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“Tutto iniziò quando mio padre e mio zio mi regalarono una bicicletta. Mi fecero contento dopo che a mio fratello comprarono una moto. Lì iniziò la mia passione per il ciclismo. Tanto da diventare professionista su strada nel 1988. Non mi sembrava vero di poter gareggiare con Saronni, il mio idolo di cui avevo i poster in camera. Era la realizzazione di un sogno. Ho avuto la fortuna di gareggiare con capitani che hanno scritto la storia del ciclismo. Nella mia carriera ho collezionato risultati di cui vado fiero: un sesto posto nella Milano Sanremo del 1989, un quinto posto alla coppa Agostoni, un terzo posto in una tappa della Tirreno Adriatica e, soprattutto, un terzo posto in una tappa del Giro d’Italia. Quel Giro iniziò malissimo per me: presi un’insolazione il primo giorno, ero quasi intenzionato ad abbandonare la Corsa. Poi mi sono ripreso, rischiando addirittura di vincere quella tappa. Sono anche andato in fuga nella seconda parte della competizione. Poi quando iniziano a tirare i capitani diventa durissima. I ricordi più belli sono legati agli arrivi nelle tappe di montagna. Ad aspettarti c’è una folla immensa e ti vengono i brividi. È da pelle d’oca! Il rapporto con i tifosi è splendido. Il loro tifo funge da adrenalina nei momenti più duri. È però necessario che ci sia rispetto. Quando il tifo diventa invasivo, con le persone che inseguono i corridori si creano pericoli. Occorre educazione nei confronti degli atleti che, in quel momento, stanno lavorando. Comunque con la gente si crea un rapporto davvero strettissimo che nel calcio è impossibile, anche solo per le distanze tra spettatori e campo. Dopo le gare su strada ho corso come professionista in mountain bike. Lì ho riscoperto la vera passione per questo sport. Ci sei tu, la bici e la gara, senza alcun gioco di squadra. Dipende tutto da te. Secondo me è il vero ciclismo: non vince la “fuga del fagiano”, vince il più forte. E, fattore non di poco conto, riesci a goderti il paesaggio senza lo stress della strada. Emozioni che fanno tornare bambini.”

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“Ispirandoci alla canzone di John Lennon abbiamo ideato “Car is Over”. L’obiettivo è proprio quello di sponsorizzare l’utilizzo della bici in sostituzione alla macchina. Abbiamo ideato questo progetto a partire dalla passione per le bici a scatto fisso. Abbiamo anche una squadra che disputa gare nei circuiti a scatto fisso, a livello nazionale e mondiale. In Europa non perdiamo un appuntamento! Tra i ricordi del ciclismo in qualità di spettatori ci ricordiamo la Milano Sanremo, una delle gare più importanti a cui abbiamo assistito dal vivo. Il ciclismo rappresenta la libertà. È un mezzo di trasporto ecologico che ti permette di vedere panorami inusuali.”

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“Questa bicicletta è stata costruita da un artigiano di 88 anni animato da una grande passione per il ciclismo. L’ha ideata proprio in vista del passaggio del Giro dalla nostra Abbiategrasso. Io pedalo metaforicamente nella gestione della mia attività. Provengo da una famiglia di pasticceri, attivi dal 1845. Siamo alla quinta generazione! Mi sento parte integrante di questa cittadina. I miei ricordi della Corsa Rosa sono legati alla pausa pranzo. In quei brevi momenti di riposo ho sempre seguito il Giro in TV, con i miei familiari. Rimanevamo affascinati dal grande cuore dei corridori e dalle immagini splendide che solo l’Italia sa regalare.”

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“Vi presento questo mix tra una Vespa Special e una bici. L’ha inventata mio papà proprio alla vigilia di questo Giro d’Italia. Ha diviso una vespa a metà: con una parte ha ricavato un vaso di fiori e con l’altra ha costruito questa. Così è nata la “bici Special” per il Giro. In famiglia siamo tutti appassionati per il ciclismo e, più in generale, per le due ruote. Il mio ricordo più speciale del Giro è la vittoria di Indurain a Milano. Era bello sia lui che il contesto!”

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“Ho lavorato per 44 anni in fabbrica poi la passione per il Giro d’Italia mi ha spinto a diventare carabiniere ausiliario e da 17 anni curo la sicurezza della manifestazione.  Ho dei bellissimi ricordi legati a questo servizio. Iniziai con un gruppo di amici e, nonostante l’impegno, ci siamo sempre divertiti moltissimo. Il mio ricordo più vivido è legato all’impresa di Gianni Motta nel 1966 sul Passo del Boldo, vicino a casa mia. Il Passo è costituito da cinque tunnel scavati nella roccia. Furono realizzati dall’esercito austro-ungarico durante la Prima Guerra Mondiale. La strada per rifornire il fronte Piave fu costruita in soli tre mesi. Prende il nome “Strada dei 100 giorni” proprio a causa del suo breve periodo di costruzione. In quel periodo io ero a Torino per il servizio militare. Successivamente ebbi l’opportunità di incontrarlo e da lì diventammo amici. Dopo di lui ho tifato per Cipollini. Lo aspettavo sempre al traguardo e lo accompagnavo a fare il servizio anti doping.”

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“Abitiamo a Predore, un piccolo paesino vicino a Iseo. Siamo venuti qui in battello per vedere l’arrivo del Giro. Due anni fa seguimmo dal vivo la cronoscalata dell’Alpe di Siusi: 10 km a piedi per giungere all’arrivo! Passò un corridore facendo un’impennata. Lì vicino c’era un gruppo di tifosi polacchi molto rumorosi: fecero un vero e proprio show. Il Giro d’Italia è l’occasione per ritrovarsi e festeggiare. Noi che siamo amici dall’asilo non possiamo mancare!”

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“Da giovane gareggiai come ciclista amatoriale, vincendo un titolo nella cronometro a squadre nel 1978. Poi iniziai a collaborare come autista con la Gazzetta dello Sport durante il Giro d’Italia. In primis guidai un furgone della San Pellegrino poi, in pochi anni, arrivai a dirigere la prima macchina della Carovana. Una carriera lampo! Successivamente divenni l’autista di Vincenzo Torriani. Mi prese in simpatia e passammo molto tempo insieme. Ricordo quando mi prendeva a braccetto e mi portava a vedere le più belle basiliche lungo il percorso delle varie tappe. Mi sentivo un autista privilegiato. Il mio ricordo più bello del Giro d’Italia è legato a Francesco Moser. Era l’ultima tappa del 1984, il giorno prima aveva vinto Fignon sulle Dolomiti. Ma quel giorno toccava alla cronometro. Moser recuperò tutto lo svantaggio e giunse in trionfo all’Arena di Verona. Memorabile!”

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