“Siamo amici e volontari della comunità Don Lorenzo Milani di Sorisole e seguiamo il Giro per passione, sono anni che lo facciamo: il Giro è il Giro. Vengo dal sud e vivo a Bergamo, un posto dove la bici è il quotidiano, è andare a prendere il pane, è andare a fare la spesa, è andare in Chiesa. Era il mezzo per muoversi negli anni ’70 e ’80, oggi un po’ meno ma sta tornando grazie alle piste ciclabili “.
“Veniamo dalla Toscana, tutti gli anni seguiamo il Giro… seguiamo i mariti che hanno la passione per il ciclismo. Siamo state anche a Richmond, negli Stati Uniti, per i mondiali. Una volta il Giro era semplice, era meno conosciuto. Adesso c’è tutto il mondo.”
“Ho fatto il primo Giro nel 1979, dal ’86 li ho fatti tutti in moto e ho visto tutta l’Italia. Ora che c’è mio figlio in moto, io vado a cercare quelle foto un po’ particolari, quelle che in corsa rischi sempre di fare meno. La storia del Giro è raccontata anche dalla gente, dal paesaggio anche perché, a differenza del Tour, l’Italia ha dei paesaggi stupendi. Questo lavoro mi ha permesso di conoscere l’Italia, la gente e di essere apprezzato per le mie immagini. Seguire il Giro è anche libertà, come ora, qui sullo Stelvio: ti senti libero, vedi ovunque e il bello è riuscire a fare un’immagine fotografica che racconti tutto questo. Ricordo il primo Gavia che abbiamo fatto, era il terzo anno che seguivo il Giro in moto, ero ancora inesperto e ci siamo trovati sulla montagna con la strada tutta innevata. C’erano ancora le pellicole e facevo fatica a cambiare i rullini con le mani ghiacciate. Ci siamo trovati, senza rendercene conto, nella storia del Giro”.
Roberto Bettini, fotografo storico del Giro d’Italia
“Sono il più anziano del gruppo e sono un ex atleta, un ex maratoneta; ho vinto due titoli italiani di maratona e sono stato capitano della squadra campione del mondo di maratona a Seul nel 1987 e ottavo a quella di New York e oggi sono qua a fare il tifo per il Giro d’Italia. Oggi siamo tutti amici: l’agonismo è importante, però il gruppo fa piacere. Quando trovi tanta gente che ti aspetta e ti incita, è uno stimolo in più per andare avanti…a volte non senti la fatica. Come i corridori quando arrivano al GPM, nella maratona, ci sono dei momenti di crisi, ma il pubblico ti aiuta a superarli. E’ una cosa incredibile!”
“25 anni fa sono andato da Reggio Emilia a Capo Nord e ritorno. Allora correvo come amatore nella squadra di Reverberi, che adesso è Bardiani-CSF. Ho fatto un po’ di dilettante ma poi ho smesso e ho cominciato a lavorare ma la passione è rimasta. Sono stato fermo un mese perché ho rotto un dito, ma i miei 4.000 km li ho già fatti. Ora che sono in pensione ho tempo per girare e non ho nessun altro sport, mi piace la bicicletta: mi confronto con gli altri e con me stesso. A Reggio Emilia ho visto l’arrivo e la partenza: i professionisti mi danno l’emozione unica che loro vanno disumanamente e io sono sempre fermo”.
“Ne ho viste tante durante il Giro: ricordo quando Pantani ha fatto la scalata a Montecampione: si sentiva salire, si sentiva la montagna che batteva, tremava. Si sentiva proprio il rumore della gente. Non si riusciva a passare a piedi da tanta gente. E’ stato il top.
Poi, non ricordo se era il 2014, noi eravamo giù, c’era la tappa Gavia Stelvio.. c’era tanta neve. Non ci volevano far salire al Gavia e allora noi abbiamo fatto un altro giro per prendere lo Stelvio, eravamo solo noi in strada. Poi, purtroppo però, la tappa è stata annullata”.
“Sono venuta a trovare il mio ragazzo che lavora per il Giro d’Italia. Non seguo molto il ciclismo ma ricordo Cippollini e Bettini da quando ero piccola. Una volta mi è capitato di vedere l’ultima tappa di un Giro perché è passato vicino a casa mia, a Milano. Quest’anno da italiana tiferò per Nibali!”.
“Da qualche anno a questa parte il ciclismo mi ha preso sempre più, lo seguo e lo pratico. Faccio tanti chilometri insieme ad altri “giovani vecchi” di una certa età. Di solito pedaliamo nei dintorni di Milano, verso Pavia, Morimondo…ogni tanto andiamo a fare qualche salitina, ma a 60 anni bisogna saper moderare le prestazioni, anche se il mio sogno è fare la 9 colli l’anno prossimo. Per me il Giro è il Panta, non ce n’è come lui, è stata la scintilla che mi ha fatto scattare questa passione”.
“Sono innamorato del ciclismo da quando ho 15 anni e seguo il Giro da quando ne ho 16. I primi li seguivo in bicicletta, poi, una volta presa la patente, ho potuto allungare le distanze. L’idea è sempre stata quella di seguirlo in tenda, dormendo sui passi. Nel 2004, insieme a un amico e alle rispettive ragazze e al mio cane, decidemmo di dormire in tenda in cima al Gavia a 2600 mt. Caso volle che quella notte ci fu una tormenta di neve. Arrivammo verso mezzanotte, senza catene, slittando a destra e manca. Ci fermammo a 1 chilometro e mezzo dall’arrivo e in qualche modo fissammo le tende e ci buttammo dentro, usando il cane come calorifero naturale. Alla mattina ci alzammo con 30 cm di neve e realizzammo di aver fissato la tenda a 10 cm da un burrone. L’ho fatto per diversi anni, quello era il modo in cui vivevo il giro fino a qualche anno fa. Poi mi sono imborghesito e ora sono costretto a seguirlo da qui. La passione è ancora tanta però”.
“Siamo di Ferrara, la “città delle biciclette”. Il luogo ideale per ospitare il Giro d’Italia. Qui ci muoviamo tutti in bici, siamo addirittura in troppi! Il ciclismo è uno stile di vita: la bici resetta tutti i pensieri negativi, stimola l’endorfina e ti rasserena interiormente. Ricordiamo Pantani, il campione di Cesenatico rimasto nel cuore di tutti. Da piccoli seguivamo maggiormente il Giro; era più semplice coltivare le proprie passioni senza gli impegni che la vita ti riserva in età adulta. Rimane, comunque, una bellissima festa.”
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“Questa è la mia bici da pista, comunemente nota come “a scatto fisso”. Mi sono appassionata un paio d’anni fa; inizialmente ero un po’ timorosa perché è un modo di pedalare completamente diverso. Poi mi sono esercitata al velodromo e adesso la utilizzo anche in città per brevi spostamenti.
Oggi è l’occasione perfetta per sfoggiarla in centro! L’utilizzo della bicicletta è stata la conseguenza ad una mia fobia. Non amo gli spazi chiusi e così, quando andavo a scuola, ho preferito abbandonare l’autobus per andare a scuola in bici. Da lì non ho mai smesso di usarla. Non è un cliché: è davvero il mezzo di trasporto perfetto. Ti consente di andare sufficientemente veloce per non arrivare in ritardo e, al contempo, di goderti le bellezze che ti circondano. Il ciclismo è davvero l’emblema della libertà. Il mio ricordo del Giro d’Italia è legato a mio nonno. Lui lo seguiva sempre e io, annoiata dalla gara, cercavo di approfittare dei suoi sonnellini momentanei per cambiare canale. Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata qui oggi a guardarlo dal vivo?”
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“Come dimostra questo striscione, Scarponi è sempre con noi. Portiamo il suo ritratto ovunque, esibendolo in ogni occasione utile. Eravamo suoi amici e grazie a lui ci siamo appassionati al ciclismo. Aveva sempre la battuta pronta, scherzavamo molto. Il suo fedele pappagallo è diventato famoso. Dopo la morte di Michele, si appollaiò sul cartello che indicava il luogo dell’’incidente mortale. Se fosse un caso non lo sapremo mai.”
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“Abito a Osimo, sono qui con la polo Rosa abbinata al Giro d’Italia e la mia fedele Nala. Sono contento che la mia città abbia ospitato partenza e arrivo del Giro, serve a darle un po’ di visibilità. Non sono un tifoso ma ho dei ricordi bellissimi di Pantani. Il ciclismo è simbolo di forza: ce ne vuole tantissima sia fisica che mentale.”
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“Abito a Cuneo ma sono una modella e viaggio spesso per lavoro. Trovandomi da queste parti ho sfruttato l’occasione di passare da Imola per vedere il Giro. Mi ricordo quando feci una foto con Pantani. Avevo 8 anni ma mi emozionai molto. Il ciclismo è uno sport bellissimo: richiede enormi sacrifici ma ti permette di visitare posti stupendi.”
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“Questa è la nostra bandiera. Arriviamo dai Paesi Baschi e siamo in Italia per l’Erasmus. Io amo molto il ciclismo, lo praticavo con gli Under 23. Penso che il Giro d’Italia sia la gara più bella del mondo. Al Tour de France spetta il secondo posto. Credo che per diventare un professionista si debba nascere baschi o italiani. Sono i più forti e con la cultura ciclistica più radicata. Ho tanti ricordi legati al Giro: su tutti ricopre un posto d’onore la mitica foto in cui Coppi e Bartali si passano la borraccia. Seguirò tutte le tappe, proprio come l’anno scorso. Ci vediamo a Roma per il finale!”
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“Questa maglietta è un ricordo della pedalata cicloturistica percorsa con Moser in Trentino. Sono quasi 30 anni che vi partecipo. Dopo ci si riposa mangiando in sua compagnia. Lo conosco molto bene ormai, mi sento uno di famiglia. È il mio campione preferito. Mi sono appassionato al ciclismo dopo essermi infortunato al ginocchio giocando a calcio. Lo considero uno sport completo dove si spendono tantissime energie e in cui conta moltissimo l’affiatamento tra i compagni.”
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“Siamo membri attivi del Giro d’Italia d’Epoca, un circuito di eventi dedicati al ciclismo d’epoca. Sono appuntamenti dove centinaia di amanti del ciclismo, con mezzi antichi e abbigliamento adeguato, ripercorrono le strade calcate dai grandi campioni del passato. Siamo una vasta comunità, con persone di tutta Italia. Oggi siamo qui per omaggiare il Giro e affrontare la tappa in programma. Amo l’atmosfera gioiosa della Carovana, una vera e propria magia. Mi emoziona molto anche vedere gli anziani che, appoggiati alle transenne, assistono all’arrivo dei corridori.”
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“Vi presento questa iniziativa artistica promossa dalla scuola media di Assisi. Ha impegnato gli studenti per nove mesi, con l’obiettivo di realizzare una mostra di Land Art, una forma d’arte caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale. Abbiamo scelto di esporre i risultati ottenuti proprio nella settimana del Giro d’Italia. In questo modo i turisti possono capire l’importanza di sfruttare e valorizzare il verde pubblico e, più in generale, i territori locali. Assisi non vuole essere soltanto una tappa di passaggio. Desidera essere ricordata affinché le persone possano tornare.”
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