“Avevo questa bicicletta del papà in cantina, appesa a un chiodo. Volevo metterla a posto per andarci in stazione la mattina. Ho iniziato a pulirla e ho visto i componenti tutti lucidi e puliti. Là è iniziata la passione. Ho corteggiato questa bici più di quanto abbia corteggiato mia moglie, ci ho messo quasi 3 anni prima di convincerlo a cedermela. Ci sono anche andato in chiesa il giorno in cui mi sono sposato. Ci sono arrivato all’altare, con le mollette ai pantaloni. Poi ho sposato mia moglie eh, non la bici…”
“E’ stata una giornata meravigliosa, tempo bello, gente magnifica, una giornata di sport bellissima con gli amici, con i tifosi. Non ce n’è, il Giro d’Italia è nel cuore. Tutti gli anni passa e io, due o tre tappe devo vederle, mi ricorda mio nonno, quando mi portava a vedere i corridori. Io ero troppo piccolo e non capivo niente, ma c’era qualcosa dentro…”.
“Questa mattina abbiamo deciso, con i ragazzi del paese accanto, di fare il gran premio della montagna e ritornare giù. Ho la pedalata assistita ma ho deciso di partire con il motorino spento. Quando è arrivato il momento di accenderlo c’è stato un piccolo inconveniente: non ripartiva e ho pensato che la situazione si sarebbe fatta molto dura. Fortunatamente è ripartita e abbiamo concluso il nostro piccolo giro. 16 ragazzi, tutti pitturati, ci siamo fatti prendere abbastanza dall’iniziativa. Solitamente tra i nostri 2 paesi c’è un po’ di campanilismo, per usare un eufemismo, soprattutto per motivi calcistici, ma il giro unisce tutti e va oltre qualsiasi rivalità.”
“Ho iniziato in bicicletta e poi sono passato al monociclo, ma una non esclude l’altra. Corro con entrambe. Faccio gare su distanza anche con il monociclo. Ho fatto i mondiali di monociclo e ho il record italiano di distanza su sterrato. E’ diventata la mia passione, lo uso quotidianamente. Questo è una scatto fisso, il rapporto è diretto 1:1, è la tua gamba che fa il ritmo, in salita, in discesa o in pianura. Sei sempre a giocare in equilibrio, come nella vita”.
“Giriamo per tutta l’Italia esclusivamente con abbigliamento e bici d’epoca. Siamo partiti il 22 di gennaio da Lonigo con “L’Artica” e termineremo a fine ottobre, dopo “L’Eroica”, con “L’Imperiale” lungo la via appia. Alcuni di noi sono collezionisti, recuperiamo tutto all’estero o nelle cantine. Io ho iniziato con una bici e sono arrivata ad averne 6, qualcuno è arrivato ad averne 30! Un modo per non far dimenticare la storia della bici e del ciclismo. E’ una malattia.”
“Ho 2 ciclisti in casa. Per noi il ciclismo significa libertà. Quando siamo in bici passa tutto!”
“Di giri ne ricordo molti perché ho seguito il Pirata in diverse circostanze. L’ultima volta fu quando si ritirò sul Pordoi, al secondo passaggio e il giorno dopo c’era la crono da Sirmione a Desenzano. Ero al giro in camper, tutti giorni facevo la tappa prima dei corridori, per vedere le strade che avrebbero fatto. Volevo percepire l’entusiasmo della gente, vedere quello che dalla TV secondo me non si vede. E’ difficile rendersi conto di quello che è effettivamente il Giro, quello che porta tra la popolazione dei territori in cui passa. Prendi oggi, è festa! E’ la festa di tutti, dei bambini, delle mamme, hanno tutti la maglietta rosa, le bici dipinte di rosa. E’ questo”.
“Il giro è arrivato alla centesima edizione. Ha una storia incredibile. Siamo cresciuti tutti con la passione del Giro e tutti aspettavamo maggio nella speranza che gli organizzatori avessero portato una tappa del percorso vicino casa. E’ sempre stato un passaggio fondamentale nella vita degli italiani, non solo degli appassionati di ciclismo o di chi correva come me. Io ricordo ancora i primi confronti/scontri tra Moser e Saronni. Ricordo le loro battaglie e io crescevo ispirandomi a loro. Ora siamo qua, dopo le nostre lunghe carriere a vivere, seppur in maniera diversa, il giro lungo quelli stessi paesi, le stesse strade che ci hanno visto protagonisti. Pochi giorni fa, ad esempio, siamo passati dalla Calabria, che mi vide indossare la Maglia Rosa, io che il giro non l’ho mai vinto. La soddisfazione, però, di portarmi quella maglia fino in Toscana, da Grosseto a Pistoia, e indossarla davanti alla mia gente, ai miei tifosi, fu immensa. Il Giro è questo: emozione. E’una grande festa popolare perché non siamo noi a dover andare a cercare il giro, ma è la corsa in rosa che viene da noi. Siamo qui e alla gente basta aprire una finestra per trovarsi magicamente sulle strade della corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo”.
Paolo Bettini – campione olimpico su strada ai Giochi di Atene 2004 e campione del mondo 2006 e 2007
“Ero presidente della società sportiva dove correva Gino Bartali da giovane. Siamo diventati molto amici, lo frequentavo quotidianamente, sempre, dal giorno in cui ci siamo conosciuti fino all’ultimo. Io ero lì. Era il 1987 quando pensai di dedicargli un museo perché lui non era solo un grande campione, era un grande uomo: dolce, scorbutico perché diceva sempre quello che c’era da dire, e sincero, veramente molto sincero. Mi venne questa idea del museo, ma lui non voleva. Non voleva raccontare degli ebrei. Dopo tanti anni ancora non voleva essere scoperto. Lui il museo non lo voleva. Disse “va bene” solo a patto che si fossero raccontate anche le storie di chi andava sì più piano di lui, ma facendo più fatica. Perché la fatica è il valore. Allora facemmo il Museo del ciclismo, con la storia del ciclismo e della bicicletta. Abbiamo cercato di mettere qui quello che Gino avrebbe voluto. Moser ci regalò la ruota lenticolare del record dell’ora, Alfredo Martini la Maglia Rosa che indossò per un solo giorno nel lontano 1950. Nel 1990 Bartali mi diede le sue tessere da corridore, dove c’è ancora scritto Società Sportiva Aquila. Quello è il pezzo del museo che ho sempre sentito un po’ più mio, ma ciò che resterà sempre nel mio cuore è il rapporto che avevo con lui. Quello che sto facendo, se sono ancora qui, dopo 2 interventi al cuore, è perché venga rispettata la volontà di Gino. Noi non eravamo amici, di più. Aveva 3 figli, forse io ero il quarto”.
Andrea Bresci, museo del ciclismo di Ponte a Ema
“Mio nonno era un grande tifoso del Giro d’Italia e ha trasmesso questo amore prima a mio padre e poi a me. Non ho mai avuto occasione di seguire le tappe dal vivo, questa è la prima volta. Sono molto contento che quest’anno il Giro sia passato dalla Sicilia. Questi atleti compiono grandi sacrifici per giungere al traguardo. Impegnarsi per ottenere un risultato è il più grande insegnamento dello sport.”
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“Sono australiano, questo è il ventesimo Giro d’Italia che seguo dal vivo. Ho iniziato nel 1999, quando la corsa partì da Agrigento. Penso che questo sarà l’ultimo Giro a cui assito perché l’anno prossimo compio 75 anni e pedalare su queste strade è bellissimo ma molto impegnativo.”
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“Molti tifosi sono accorsi qui per il Giro d’Italia. I turisti, però, guardano il pesce ma non lo comprano. Qui vendiamo soprattutto agli abitanti locali.”
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“Siamo qui per vedere l‘arrivo del Giro d’Italia e per tifare Aru. Io sono appassionato di calcio ma da una decina d’anni mi sono avvicinato alle due ruote e faccio gare amatoriali in mountain bike con una squadra. Con la mia fidanzata pedalo in riva al mare. Per me, infatti, il ciclismo è sinonimo di libertà e contatto con la natura. Mi ricordo quando il Giro attraversò Modica. I ciclisti passarono proprio sotto la finestra di mia nonna.”
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“Abito a Caltagirone. Per l’arrivo della corsa mi sono vestita da Giro d’Italia: tutta in rosa!”
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“Questa è la bandiera della Regione Siciliana. Rappresenta la nostra autonomia e il nostro orgoglio. So che potremmo fare molto di più. Eventi come il Giro d’Italia ci permettono di dimostrarci attivi e dinamici. Mi ricordo quando il Giro passò da Caltagirone nel 1976. A quei tempi la pubblicità si faceva tramite scritte di vernice bianca sui muri. Ne ho in mente una in particolare: “Viva Gimondi, viva Baronchelli”. Poi il Giro passò da qui anche nel 1986 e nel 1992. Oggi vedere Caltagirone come città di tappa mi riempie di emozione e gioia.”
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“Gestisco questo ristorante insieme ai miei figli: la nostra è una cucina tutta a base di pesce. In passato ho fatto l’attore, adesso mi continuo a divertire suonando canzoni tradizionali con il tamburello siciliano. Mi ricordo il Giro d’Italia del 1954 quando passò per la Sicilia. Io avevo 18 anni. Dei campioni del passato il mio preferito è Merckx, indubbiamente il più forte.”
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“Questa è una vecchia farmacia e abbiamo raccolto tanti reperti della tradizione siciliana: c’è un corno da parata, ci sono le ceramiche e il vino. In questo quadro sono ritratte le donne che lavoravano durante la vendemmia: si caricavano sul capo dei cesti di 30 kg ciascuno. Venivano pagate in base al numero di viaggi che facevano per trasportare l’uva. Era l’inizio del Novecento, tempi duri. Tutt’altra atmosfera di quella legata al Giro d’Italia che è capace di affascinare tutti, soprattutto i bambini. È come una giostra, felicità pura. La sua capacità di unire le persone rappresenta il suo significato più vero.”
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“Da piccolo io e gli altri bambini facevamo le gare in bicicletta per vedere chi arrivava primo. Il nostro idolo era Pantani. Mi è dispiaciuto molto quando è stato protagonista di quello scandalo. Hanno offuscato un campione che ha dimostrato sulle strade tutto il suo valore. Per me il ciclismo rimane uno dei pochi sport che conserva un’immagine intatta e pulita.”
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