wip, Author at #StorieDalGiro | Pagina 10 di 16

Il collezionista di biciclette

“Io sono un collezionista di biciclette Legnano, il ciclismo lo vivo solo per interesse collezionistico. Mi piace andare a vedere l’Eroica ma non pedalo, farò 50 km l’anno. Sono 20 anni che le colleziono ma non mi ricordo perché. Questa bici funziona: pedala e frena e a me basta così.” 

L’amore di un padre

“Sono il papà di Eugert Zhupa della Wilier Southeast. Seguo mio figlio lungo tutto il giro; è bello vederlo correre ma quando cade non mi piace. Quando era piccolo io volevo che giocasse a pallone perché, quando cadeva, tornava a casa tutto insanguinato e noi volevamo che smettesse”. Eugert Zhupa è il primo corridore albanese nella storia del Giro d’Italia 

L’eccentrica

”Vedo che tutti quanti mi fotografano, mi riprendono e mi fa piacere. Ma io seguivo la boxe con una organizzazione di Mestre, non il ciclismo. Dovevo rialzare i pugili che andavano KO sul ring. In quel periodo venivano a vedere gli incontri Frank Sinatra, Gino Bramieri, Walter Chiari. Speriamo che oggi non ci sia da rimettere in piedi nessuno!” 

Il giro alla radio

“Io sono italiano e amo il nostro paese. Ho 82 anni, ascoltavo il Giro con la radio, adesso con la televisione è migliorato un bel po’.Mi piaceva andare a vedere Coppi in montagna: sul Pordoi, il Falzarego, il Sella…Allora era più genuino ma sono bravi anche adesso. Speriamo che salti fuori un Pantani, un Gimondi…un Merckx, ma è difficile. Ci vuole uno che scatti e prosegua!”

La storia di Meo

“Meo era un talento. Ce ne sarebbero molte da raccontare su di lui. Specialmente il suo modo di comportarsi, il suo modo di fare. Non saprei come descriverlo, era particolare. Quando era in gruppo, sferzava gli altri affinché attaccassero, e quando non andavano, partiva da solo e, dopo averli staccati, si fermava, li aspettava e diceva loro: “Avete visto!? “A volte vinceva, a volte no, ma quando andava, vinceva lui.  Se Fausto (Coppi) aveva visto in lui il futuro, e se non fosse morto, quel futuro si sarebbe realizzato. Meo volava e vederlo in mezzo al gruppo era uno spettacolo, classe pura.” Renzo Badiali, Direttore Sportivo di Romeo “Meo” Venturelli 

Si festeggia!

“Sto aspettando il Giro d’Italia. Ho già visto la Carovana del Giro, rumorosissima, molto bella. Adesso aspetto il passaggio dei corridori. Appena arriva il primo ciclista faccio volare i palloncini che ho appeso e stappo la bottiglia di champagne perché questa è l’occasione giusta.”

Il lavoro di una vita

“ Mio padre costruiva bici: dai tandem ai carretti dei gelati. Mi ha attaccato la passione e dopo aver fatto il bersagliere ho proseguito col negozio di biciclette. Ne ho fatte di tutti i tipi e ancora oggi, a 92 anni tutti i giorni lavoro, ma solo tre ore e mezza.” 

Lo sportivo e i vitellini

“Faccio l’allevatore qui a Pontechianale e tempo permettendo svolgo tutti i vari sport di alta montagna. Nel mio lavoro non ci sono sabati ne domeniche ne festività. Ogni anno nascono fino a sessanta mucche. La nascita è sempre un evento e ogni vitellino che nasce ha un nome. Siamo ai piedi di uno dei passi ciclistici più alti d’Europa e forse questo potrà portarci un po’ di turismo se ce la giochiamo bene…”

L’incontro con Coppi

”Ho stretto la mano a Coppi quattro mesi prima che morisse, nella pista di Pisa. Era l’agosto del 1959, o forse settembre. Durante la gara riuscii ad entrare in pista, Coppi forò e gli portai fuori la bicicletta, poi mi strinse la mano e allora gli chiesi una foto insieme: la conservo ancora gelosamente. Purtroppo il fotografo fece male la foto e mi tagliò un pezzetto di testa.”

“Questo carretto l’ho addobbato io, in tradizionale stile siculo. Le immagini raffigurano la storia dell’Orlando Furioso.
Sono amante delle moto, del turismo e delle tradizioni siciliane. Mi appassionano le due ruote e, per questo, seguo anche il Giro d’Italia. Quando avevo 10 anni lavoravo qui, in Piazza Duomo. Guardavo il Giro sul televisore in bianco e nero esposto in vetrina nel negozio vicino. Ci ritrovavamo tutti lì. Io tifavo per Coppi e Bartali.”

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“Lavoro A’ Piscarìa da tanti anni, sette giorni su sette. Solo d’estate riposiamo un po’. Il Giro d’Italia non lo guardo sempre, mi interessa solo che vinca un Italiano.

Chi ricordo del passato? Gimondi, Bartali… Italiani!”

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“Vengo dalla Repubblica Ceca, amo il ciclismo, amo l’Italia, non posso che amare il giro!”.

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“Il ciclismo in Eritrea sta andando bene, benissimo. E’ sempre andato bene, come il calcio. Ovviamente è dipeso dagli italiani. Avevamo una grande tradizione, l’abbiamo sempre avuta. C’era questo grande corridore: Berbere, lui andava forte, batteva anche gli italiani. Poi, con l’arrivo degli etiopi, la federazione del ciclismo scomparve, e tutti gli sport ne subirono le conseguenze. Per fortuna le cose sono migliorate, e oggi possiamo venire qui ad applaudire i nostri Berhane e Teklehaimanot, sono le nostre bandiere”.

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“Questo disegno l’abbiamo fatto io e la mia sorellina. Io e lei siamo dei gran sostenitori di Davide, lo incitiamo sempre e tutte le volte che possiamo andiamo a vederlo”.

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“Per me il Giro d’Italia è passione, coraggio e la bici è lealtà, condivisione della fatica e rispetto. E’ darsi del tu. E’ la mia vita praticamente.. Sono 15 anni che seguo il Giro.. mi diverte, mi entusiasma e mi rilassa. Di solito scelgo varie tappe e le seguo dalla partenza all’arrivo, principalmente scelgo le tappe di montagne. Ricordo la prima volta che sono andato con mio nonno, nel 1979: siamo andati in motorino, con grande sacrificio, a vedere una tappa in Liguria. E’ lui che mi ha trasmesso questo amore, questa passione per il ciclismo… per me la bici è l’unica cosa che è sempre rimasta fedele”.

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“Siamo venuti fino a qui per tifare il proprietario, fino ad adesso, della Maglia Rosa. Due anni fa sono andato a vederlo vincere a Trieste. Sono sei la persone che potrebbero vincere oggi, noi ci auguriamo che sia Nairo.. in ogni caso, sarà un festa!”

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“Siamo qui per passione, seguiamo il Giro spesso e volentieri. Quest’anno non siamo riusciti a fare la salita in bici, ma l’importante è esserci. E’ bello il contorno, l’ambiente: è uno sport gratuito. Si viene per far festa”.

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“Due anni fa Cavendish passò di qua con la maglia Rosa. Fu una gara bellissima. Quest’anno la vedo più avvincente. Ti coinvolge di più. Sarà perché è il centesimo Giro”.

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