“Saranno 15 anni che vengo a vedere il giro anche se ho sempre giocato a calcio, invece lui va a tutte le pedalate ciclostoriche con vecchie bici restaurate. Ci divertiamo a vedere i corridori e adesso andiamo a prenderci una birra.”
“L’idea della maglietta è di Giacomo: sembra un’etichetta di whisky ma sotto c’è scritto “Gli amici di Giacomo chiedono di tifare responsabilmente” perché il tifoso di solito esagera. Invece a me piace l’esuberanza e vorrei dire al CT che se non convoca Giacomo al mondiale non porta medaglie a casa, perché è lui il numero uno dei velocisti italiani sulle gare sopra i 250km. Poi ognuno è libero di fare quello che vuole!”
”Io sono del 1953. Ho corso in bici fino a 19 anni e poi mi sono arruolato in Marina. Mi sono divertito e qualcosina ho vinto. Ora mi mancano due anni alla pensione e vendo coltelli nelle fiere. Nel tempo libero vendo bici vintage su internet, non per guadagnare ma per comprare altre bici. Fin ora ne avrò vendute circa mille, ho cominciato circa venti anni fa quando, con l’avvento dell’alluminio, il corridore non voleva più i telai in acciaio. Le trovavo in discarica o le svendevano nei mercatini. Oggi le vendo in tutto il mondo.”
“A Cassano d’Adda stanno un po’ esagerando, stanno addobbando tutto il paese per il 50° anno dalla mia vittoria al Giro d’Italia. Mi fa piacere che ci sia tanta gente che mi vuole bene, non riesco a capirne il motivo ma mi fa piacere. Ancora oggi faccio 13.000km l’anno e mi piace incontrare la gente per strada. Io sto bene quando vado in bicicletta, cosa vuoi che ti dica!” Gianni Motta, vincitore del Giro d’Italia 1966, di un Giro di Lombardia e di tre Giri dell’Emilia
“Le pedalate Mediolanum ormai sono una tradizione del Giro d’Italia. L’atmosfera è quella del divertimento in attesa dell’arrivo di tappa, socializzare e divertirsi. Le nostre pedalate al giro ci permettono di vedere i panorami di cui, quando eravamo in gara, non ci accorgevamo nemmeno. Finita la carriera ho iniziato ad uscire in bici per divertimento e spesso mi sono fermato sulle colline intorno a casa mia sorprendendomi dei panorami e i miei amici mi dicevano “Guarda che loro sono sempre stati là, sei te che non avevi tempo di guardarli”. Paolo Bettini , campione olimpico su strada ai Giochi di Atene 2004 e campione del mondo di specialità nel 2006 e nel 2007
“Ormai le cabine telefoniche non ci sono più, questa è qua da sempre ed è il nostro punto di riferimento.”
“Ho provato ad arrampicarmi e ci sono riuscita. Da qui si vede proprio bene. Sono qui da soli dieci minuti, strano che non ci abbia pensato qualcuno prima.”
“Sono un meccanico, stasera tocca a me lavare le bici, solitamente facciamo a turni. Tutti i giorni le bici devono essere lavate, ingrassate e controllate. Questo è il mio lavoro, che prima era un hobby e da qualche anno sono riuscito a farlo diventare un lavoro. Più o meno sono via da casa per sei mesi all’anno ma molto intensi.”
“Io accendo il fuoco bene, lo lascio sempre acceso. I pezzetti di legno li faccio per le vecchiette che così riescono ad accendere il fuoco più facilmente. Con queste stecchette si trovano una meraviglia, ne produco circa 60-70kg al giorno.”
“Siamo di Ferrara, la “città delle biciclette”. Il luogo ideale per ospitare il Giro d’Italia. Qui ci muoviamo tutti in bici, siamo addirittura in troppi! Il ciclismo è uno stile di vita: la bici resetta tutti i pensieri negativi, stimola l’endorfina e ti rasserena interiormente. Ricordiamo Pantani, il campione di Cesenatico rimasto nel cuore di tutti. Da piccoli seguivamo maggiormente il Giro; era più semplice coltivare le proprie passioni senza gli impegni che la vita ti riserva in età adulta. Rimane, comunque, una bellissima festa.”
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“Questa è la mia bici da pista, comunemente nota come “a scatto fisso”. Mi sono appassionata un paio d’anni fa; inizialmente ero un po’ timorosa perché è un modo di pedalare completamente diverso. Poi mi sono esercitata al velodromo e adesso la utilizzo anche in città per brevi spostamenti.
Oggi è l’occasione perfetta per sfoggiarla in centro! L’utilizzo della bicicletta è stata la conseguenza ad una mia fobia. Non amo gli spazi chiusi e così, quando andavo a scuola, ho preferito abbandonare l’autobus per andare a scuola in bici. Da lì non ho mai smesso di usarla. Non è un cliché: è davvero il mezzo di trasporto perfetto. Ti consente di andare sufficientemente veloce per non arrivare in ritardo e, al contempo, di goderti le bellezze che ti circondano. Il ciclismo è davvero l’emblema della libertà. Il mio ricordo del Giro d’Italia è legato a mio nonno. Lui lo seguiva sempre e io, annoiata dalla gara, cercavo di approfittare dei suoi sonnellini momentanei per cambiare canale. Chi l’avrebbe mai detto che mi sarei ritrovata qui oggi a guardarlo dal vivo?”
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“Come dimostra questo striscione, Scarponi è sempre con noi. Portiamo il suo ritratto ovunque, esibendolo in ogni occasione utile. Eravamo suoi amici e grazie a lui ci siamo appassionati al ciclismo. Aveva sempre la battuta pronta, scherzavamo molto. Il suo fedele pappagallo è diventato famoso. Dopo la morte di Michele, si appollaiò sul cartello che indicava il luogo dell’’incidente mortale. Se fosse un caso non lo sapremo mai.”
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“Abito a Osimo, sono qui con la polo Rosa abbinata al Giro d’Italia e la mia fedele Nala. Sono contento che la mia città abbia ospitato partenza e arrivo del Giro, serve a darle un po’ di visibilità. Non sono un tifoso ma ho dei ricordi bellissimi di Pantani. Il ciclismo è simbolo di forza: ce ne vuole tantissima sia fisica che mentale.”
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“Abito a Cuneo ma sono una modella e viaggio spesso per lavoro. Trovandomi da queste parti ho sfruttato l’occasione di passare da Imola per vedere il Giro. Mi ricordo quando feci una foto con Pantani. Avevo 8 anni ma mi emozionai molto. Il ciclismo è uno sport bellissimo: richiede enormi sacrifici ma ti permette di visitare posti stupendi.”
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“Questa è la nostra bandiera. Arriviamo dai Paesi Baschi e siamo in Italia per l’Erasmus. Io amo molto il ciclismo, lo praticavo con gli Under 23. Penso che il Giro d’Italia sia la gara più bella del mondo. Al Tour de France spetta il secondo posto. Credo che per diventare un professionista si debba nascere baschi o italiani. Sono i più forti e con la cultura ciclistica più radicata. Ho tanti ricordi legati al Giro: su tutti ricopre un posto d’onore la mitica foto in cui Coppi e Bartali si passano la borraccia. Seguirò tutte le tappe, proprio come l’anno scorso. Ci vediamo a Roma per il finale!”
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“Questa maglietta è un ricordo della pedalata cicloturistica percorsa con Moser in Trentino. Sono quasi 30 anni che vi partecipo. Dopo ci si riposa mangiando in sua compagnia. Lo conosco molto bene ormai, mi sento uno di famiglia. È il mio campione preferito. Mi sono appassionato al ciclismo dopo essermi infortunato al ginocchio giocando a calcio. Lo considero uno sport completo dove si spendono tantissime energie e in cui conta moltissimo l’affiatamento tra i compagni.”
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“Siamo membri attivi del Giro d’Italia d’Epoca, un circuito di eventi dedicati al ciclismo d’epoca. Sono appuntamenti dove centinaia di amanti del ciclismo, con mezzi antichi e abbigliamento adeguato, ripercorrono le strade calcate dai grandi campioni del passato. Siamo una vasta comunità, con persone di tutta Italia. Oggi siamo qui per omaggiare il Giro e affrontare la tappa in programma. Amo l’atmosfera gioiosa della Carovana, una vera e propria magia. Mi emoziona molto anche vedere gli anziani che, appoggiati alle transenne, assistono all’arrivo dei corridori.”
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“Vi presento questa iniziativa artistica promossa dalla scuola media di Assisi. Ha impegnato gli studenti per nove mesi, con l’obiettivo di realizzare una mostra di Land Art, una forma d’arte caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale. Abbiamo scelto di esporre i risultati ottenuti proprio nella settimana del Giro d’Italia. In questo modo i turisti possono capire l’importanza di sfruttare e valorizzare il verde pubblico e, più in generale, i territori locali. Assisi non vuole essere soltanto una tappa di passaggio. Desidera essere ricordata affinché le persone possano tornare.”
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