wip, Author at #StorieDalGiro | Pagina 13 di 16

Calcio versus Ciclismo

“E’ mio cugino. Ne vado fiero. Siamo cresciuti insieme, lui andava in bici insieme al fratello. Vincevano un sacco di gare mentre io ero della generazione dei pallonari: calcio, calcio e basta e alla fine ecco come è andata a finire. Di calcio non si vive.” 

Cosa non si fa per amore

“Sono stata trascinata qui dal fidanzato. Ma ne vale la pena, per il Giro questo e altro.”

Un auto per “l’Italia”

“Il Giro unisce l’Italia”

Un casco particolare

“Vengo dal Parco Nazionale degli Abruzzi”

Tifosi bagnati

“Tifiamo un po’ per tutti. L’importante è tifare per il ciclismo”

Lo sciatore di fondo

“E’ la terza volta che vedo passare il Giro d’Italia, la volta scorsa è stato 29 anni fa, ma il primo non me lo ricordo. Ho 80 anni. Non sono mai andato in bici, ma pratico ancora lo sci di fondo. Si fatica, ma non come i ciclisti. Il fondo sono 10 km, 20. Questi ne fanno di più.” 

Infanzia e Giro

“Da bambina quando le domeniche di maggio andavo a trovare i nonni, la TV era sempre sintonizzata sul Giro. Non era possibile vedere altro, lo si seguiva anche durante il pranzo. Il ciclismo ha sempre fatto parte della mia famiglia. Il mio babbo ne è sempre stato un grande appassionato. Tutte le bici che ho avuto le aveva costruite lui, comprava i pezzi e li assemblava. Tutte le volte che pedalo, lo sento ancora più vicino.”

La storica campana

“Questa è la campana che segnala l’ultimo giro in un circuito cittadino. La storia di questa campana è cominciata quando io non ero nemmeno nato. E’ la stessa da sempre, dal primo giro d’Italia. E’ un simbolo. Nessuno ha mai pensato di sostituirla con qualche aggeggio elettronico perché il suo suono è mitico.” 

Lo stumentro d’orchestra

“Se la bicicletta fosse uno strumento farebbe parte delle percussioni. Sarebbe un rullante, una batteria. Le percussioni in banda non si fermano mai: c’è il passo, poi la marcia, poi ancora il passo. Come in una tappa.” 

“Rappresentiamo il gruppo folkloristico delle maschere di Canazei Gries, portiamo avanti una vecchia tradizione che richiama tutto il vicinato per un grande evento o una festa. Oggi siamo qui per il Giro d’Italia”.

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“Siamo un gruppo nato nel 2006 sul Monte Bondone, ci chiamiamo “W la Fuga”.  Avevamo una televisione piccolissima e abbiamo sentito ad un certo punto “è andato in fuga!”, noi pensavamo Gilberto Simoni e invece era Ivan Basso… Da lì è nato il nostro slogan, poi abbiamo fatto gli strumenti artigianali e una bici che fa chiasso e ogni anno facciamo due tappe del Giro d’Italia portando un po’ di colore, di folklore e di allegria”.

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“Questo è il costume della Mùsega Auta Fascia, che sarebbe la banda dell’alta Val di Fassa, creata tra i comuni di Canazei, Mazzin e Campitello. Rappresentiamo, tramite la trazione e la cultura, la nostra etnia latina. Oggi siamo venuti a portare il nostro contributo insieme agli altri gruppi folkloristici”.

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“Siamo stati compagni di squadra, siamo amici ormai da 8 anni. Sempre amici. E anche se abbiamo smesso di correre, continuiamo a sentirci e ora facciamo gli amatori. Abbiamo fatto qualche garetta, così per stare in gruppo. Non possiamo più fare a meno della bici”.

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“Questa è la mia prima passione. Avevo 4 anni e mezzo, ho visto la tappa del ’52 Bolzano – Bergamo che passava fuori da casa mia in Valcamonica. Io ero lì con la biciclettina regalatami dalla nonna, sono andato sulla statale dove sarebbe passata la carovana.. e mi ricordo tutti, c’erano Coppi, Magni, Bartali. Quel giro lo vinse Coppi”.

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“Abbiamo la passione per le due ruote, andiamo anche in bici ma questa è l’occasione per seguire il Giro d’Italia. Ieri abbiamo fatto lo Stelvio, magari domani facciamo il Pordoi in bici e ci spostiamo di nuovo”.

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“Ricordo quando ero sul Mortirolo nel ’94, quando è “nato” Pantani. Io ero lì perchè sono nato ai piedi del Mortirolo, a Mazzo di Valtellina. Nessuno di noi sapeva chi fosse “Pantani” perché non avendo telefonini, televisione e radio, non sapevamo che il giorno prima avesse vinto una tappa al Giro e ci trovammo questo uomo con la maglia Carrera senza capelli in testa al gruppo. Era lui, Marco Pantani”.

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“Qui a Moena ho vinto una bella tappa del Giro d’Italia nel 1966, ho vinto tutti i Gran Premio della Montagna, ricordo che nevicava! Non come nella fotografie che vediamo del Gavia, ma nevischiava, ma capita, è normale!
Quel Giro è stato importante: ho vinto un paio di tappe, il Giro e la classifica a punti. Per il momento siamo solo io, Saronni e Merckx ad aver vinto Giro e classifica a punti. E’ stato un anno in cui sono andato molto forte e quando uno va si diverte anche, non ho mai fatto fatica.. si, in alcuni attimi, ma…

Ora, con la “scusa” che devo fare il Giro d’Italia, mi devo preparare prima e stare bene ma non faccio troppa fatica a pedalare, cerco dei percorsi più o meno pianeggianti… e poi d’altronde mia mamma ha sempre detto “Zucch e melon a la sua stagion” e io cerco sempre di seguire questo consiglio!”
Gianni Motta, vincitore del Giro d’Italia 1966, di un Giro di Lombardia e di tre Giri dell’Emilia

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“Io sono il Lumi, l’uomo luminoso che segue il Giro e qualche volta il Tour, dando la luce e ravvivando la corsa”.

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