“La salita è dura, me l’avevano detto ma non pensavo così tanto. Arriveremo al gran premio della montagna e faremo merenda aspettando i corridori. Poi la discesa sarà più divertente, facciamo la fatica di portarci su le bici per questo! “
“Sono pensionato e solitamente faccio cinque uscite a settimana in bici e una a piedi. L’anno scorso sono riuscito a realizzare il sogno di raggiungere in solitaria i miei amici di Melpignano, in provincia di Lecce da Aquileia. 1100 km in solitaria, in 42 ore e mezza a una media di 25km/h. Lì ho trovato i miei amici, ho visto il grande concerto della Taranta e poi sono tornato con il treno. È stata proprio una bella avventura!”
“Per il rifornimento è importante la posizione, bisogna essere comodi per distribuire acqua e alimenti. A volte ci sono strade strette, a volte molto larghe ed esposte al vento, e quello è un bel problema. La grande difficoltà è quando il gruppo va ad alta velocità. La mattina si preparano 3 casse-frigo per un totale di 180 borracce. In più siamo organizzati per avere altre 100 borracce se le giornate sono molto calde. Poi prepariamo dei panini, delle tortine di riso, crostatine con marmellata, gel e barrette… Mangiano bene, non gli manca niente. Non arrivano mai né con la fame né con la sete. Cerchiamo di trattare i corridori al meglio possibile.”
“Stamattina siamo arrivati qui alle 6 e abbiamo cominciato a mandare la gente nei parcheggi in modo ordinato. Penso veramente che così tanta gente in questo paese non ci sia mai stata.”
“Qui siamo vicini al mare quindi in questo fiume pesco orate, branzini, cefali, e vengono giù anche pesci d’acqua dolce perché il fiume viene giù dalla montagna. Io vengo a pescare al Tagliamento fin da bambino ed è il posto a cui sono più affezionato. Appena finito qui vado a vedere il giro perché è la nostra festa, erano vent’anni che non passava di qui.”
“Vengo dal Belgio e vengo in vacanza a Bibione da anni. Da noi il ciclismo è molto popolare e anche mio nipote è un ciclista, ha 18 anni ed è il migliore della Vallonia. Oggi tifiamo Tim Wellens ma forse tra cinque anni verremo a vedere lui qui al Giro.”
“Questo è un lavoro che si tramanda di padre in figlio. Io ho cominciato a lavorare a dieci anni, per me era un divertimento ma cercavo di apprendere tutti i segreti di mio nonno e di mio padre. È un lavoro di concentrazione perché si lavora tutto a mano e al contrario: come se il pittore tenesse fermo il pennello e muovesse la tela. Per il trofeo della maglia azzurra ho voluto unire tre elementi: una colonna simbolo di solidità, un cerchio che rappresenta il Giro d’Italia e una sfera, simbolo di perfezione. Tutti i tagli molati sulla sfera sono gli scatti dello scalatore che va in montagna.” Marco Varisco, Incisore
“Mio Nonno Raffaele era maestro di scuola elementare in Abruzzo. Durante il dopoguerra, partiva tutti i giorni in bicicletta per raggiungere le scuole popolari dei paesini della montagna, facendo anche 100 km al giorno per insegnare a leggere e a scrivere. Spesso in inverno nevicava e non riusciva a tornare a casa e così finiva col fermarsi a dormire da chi poteva ospitarlo.”
“Io sono un collezionista di biciclette Legnano, il ciclismo lo vivo solo per interesse collezionistico. Mi piace andare a vedere l’Eroica ma non pedalo, farò 50 km l’anno. Sono 20 anni che le colleziono ma non mi ricordo perché. Questa bici funziona: pedala e frena e a me basta così.”
“Mio nonno era un grande tifoso del Giro d’Italia e ha trasmesso questo amore prima a mio padre e poi a me. Non ho mai avuto occasione di seguire le tappe dal vivo, questa è la prima volta. Sono molto contento che quest’anno il Giro sia passato dalla Sicilia. Questi atleti compiono grandi sacrifici per giungere al traguardo. Impegnarsi per ottenere un risultato è il più grande insegnamento dello sport.”
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“Sono australiano, questo è il ventesimo Giro d’Italia che seguo dal vivo. Ho iniziato nel 1999, quando la corsa partì da Agrigento. Penso che questo sarà l’ultimo Giro a cui assito perché l’anno prossimo compio 75 anni e pedalare su queste strade è bellissimo ma molto impegnativo.”
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“Molti tifosi sono accorsi qui per il Giro d’Italia. I turisti, però, guardano il pesce ma non lo comprano. Qui vendiamo soprattutto agli abitanti locali.”
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“Siamo qui per vedere l‘arrivo del Giro d’Italia e per tifare Aru. Io sono appassionato di calcio ma da una decina d’anni mi sono avvicinato alle due ruote e faccio gare amatoriali in mountain bike con una squadra. Con la mia fidanzata pedalo in riva al mare. Per me, infatti, il ciclismo è sinonimo di libertà e contatto con la natura. Mi ricordo quando il Giro attraversò Modica. I ciclisti passarono proprio sotto la finestra di mia nonna.”
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“Abito a Caltagirone. Per l’arrivo della corsa mi sono vestita da Giro d’Italia: tutta in rosa!”
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“Questa è la bandiera della Regione Siciliana. Rappresenta la nostra autonomia e il nostro orgoglio. So che potremmo fare molto di più. Eventi come il Giro d’Italia ci permettono di dimostrarci attivi e dinamici. Mi ricordo quando il Giro passò da Caltagirone nel 1976. A quei tempi la pubblicità si faceva tramite scritte di vernice bianca sui muri. Ne ho in mente una in particolare: “Viva Gimondi, viva Baronchelli”. Poi il Giro passò da qui anche nel 1986 e nel 1992. Oggi vedere Caltagirone come città di tappa mi riempie di emozione e gioia.”
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“Gestisco questo ristorante insieme ai miei figli: la nostra è una cucina tutta a base di pesce. In passato ho fatto l’attore, adesso mi continuo a divertire suonando canzoni tradizionali con il tamburello siciliano. Mi ricordo il Giro d’Italia del 1954 quando passò per la Sicilia. Io avevo 18 anni. Dei campioni del passato il mio preferito è Merckx, indubbiamente il più forte.”
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“Questa è una vecchia farmacia e abbiamo raccolto tanti reperti della tradizione siciliana: c’è un corno da parata, ci sono le ceramiche e il vino. In questo quadro sono ritratte le donne che lavoravano durante la vendemmia: si caricavano sul capo dei cesti di 30 kg ciascuno. Venivano pagate in base al numero di viaggi che facevano per trasportare l’uva. Era l’inizio del Novecento, tempi duri. Tutt’altra atmosfera di quella legata al Giro d’Italia che è capace di affascinare tutti, soprattutto i bambini. È come una giostra, felicità pura. La sua capacità di unire le persone rappresenta il suo significato più vero.”
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“Da piccolo io e gli altri bambini facevamo le gare in bicicletta per vedere chi arrivava primo. Il nostro idolo era Pantani. Mi è dispiaciuto molto quando è stato protagonista di quello scandalo. Hanno offuscato un campione che ha dimostrato sulle strade tutto il suo valore. Per me il ciclismo rimane uno dei pochi sport che conserva un’immagine intatta e pulita.”
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