wip, Author at #StorieDalGiro | Pagina 6 di 16

L’arrampicatrice

“Ho provato ad arrampicarmi e ci sono riuscita. Da qui si vede proprio bene. Sono qui da soli dieci minuti, strano che non ci abbia pensato qualcuno prima.”

Un hobby per lavoro

“Sono un meccanico, stasera tocca a me lavare le bici, solitamente facciamo a turni. Tutti i giorni le bici devono essere lavate, ingrassate e controllate. Questo è il mio lavoro, che prima era un hobby e da qualche anno sono riuscito a farlo diventare un lavoro. Più o meno sono via da casa per sei mesi all’anno ma molto intensi.”

I festaioli

” Siamo arrivati qui alle 10. Prima siamo andati a fare un po’ di casino in paese, poi siamo tornati qui a tifare Moreno (Moser). La campana è per far sentire il suono della montagna a tutti i corridori che passano.”

Addio al celibato

“Andrea, lo sposo, è un grande appassionato di ciclismo e abbiamo pensato di portarlo qui al Giro per l’addio al celibato. Oggi vediamo la tappa e stasera faremo qualcosa di più trasgressivo. Ma non possiamo dirlo, è un segreto. “

Il cantante improvvisato

“Sono tanti anni che seguo il Giro, dò anche un po’ di acqua ai corridori della Bardiani CSF quando capita, ma siamo anche amici di Michele Scarponi e conosciamo Vincenzo Nibali perché prima abitava dalle mie parti. Stamani abbiamo fatto musica tutto il giorno, è per quello che non ho più voce. Canto pezzi anni sessanta, i Dire Straits ma piu di tutti i Nomadi. Tengo alto il morale della gente in attesa del passaggio della gara. Almeno spero, visto che ancora nessuno mi ha preso a pugni!” 

Una vita in bici

”È sempre bello essere fermati per strada e firmare autografi perché la gente riconosce ancora quello che hai fatto nello sport e quello che fai nella vita attuale, questo per me è importantissimo perché la carriera da atleta è una cosa ma una persona seria nel tempo è sempre ben vista. Da quando ho smesso di correre non ho mai smesso di allenarmi, l’obbiettivo è quello di poter andare in bicicletta e fare certi giri. La bicicletta è una bella cosa se sei un po’ allenato, allora ti diverte moltissimo perché ti permette di andare a vedere posti che non andresti a vedere con altri mezzi.” Maurizio Fondriest, campione del mondo nel 1988 e vincitore della Milano-Sanremo nel 1993

L’incitatore dei corridori

“Ho aspettato questa tappa perché per ragioni di lavoro potevo venire solo oggi. Sento uno spirito dentro di me che mi dice di inseguire i corridori, mi piace incitarli in questo modo, sempre mantenendo le dovute distanze di sicurezza. Oggi ne ho inseguiti una decina, da Scarponi fino alla Maglia Rosa. Superavano sicuramente i 24km/h perché riuscivo a stargli dietro solo per una cinquantina di metri.”

Dalla Nuova Zelanda per il Giro

“Vengo dalla Nuova Zelanda e sono stato alcune volte a vedere il Tour de France. Avevo sentito dire che il Giro d’Italia era molto meglio, quindi visto che ero a Londra ho preso un volo per venire qui a vederlo dal vivo. Qui c’è molto più lo spirito vero del ciclismo. Al Tour c’è più lo show, qui ritrovo la purezza dello sport.“

Un ombrello “segnaletico”

“Sull’ombrello c’è scritto “Castelfiorentino” il paese da dove veniamo. Quando passa l’elicottero lo alzo per mostrare la nostra presenza in TV. Siamo 50 persone e veniamo col pullman sulle tappe del Giro da 40 anni. Prima c’era meno gente a vedere le tappe, ora c’è più partecipazione e a me va bene così, siamo tutti in comitiva.”

“Sono qui al Giro perché il ciclismo è uno sport bellissimo. Ti circonda di persone con cui condividere impressioni, sacrifici e sorrisi. Adoro anche il rugby, un altro sport che genera un senso di comunità. Da tifoso ricordo Pantani; per me rappresenta il ciclismo. Le sue imprese in salita simboleggiano la fatica compiuta per raggiungere gli obiettivi. Poi, dopo l’impegno profuso, puoi rilassarti in discesa.”

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“Sono cileno, ho vissuto 34 anni in Spagna. Seguo tutto: il Giro, il Tour, la Vuelta. Ho iniziato con la Vuelta nel 1989, il mio primo Giro, invece, risale al 1994. Sono qui per lavorare. Cominciò tutto quando, anni fa, scattai una foto ad un corridore, costruendo poi una piccola bicicletta come cornice. A Natale lui mi contattò chiedendomi di fargliene avere 1.000. Le avrebbe poi autografate e regalate. Da lì ho proseguito quest’attività; mi conoscono tutti, sono sempre in mezzo alla gente. Ho seguito tanti campioni del passato. Tra loro detiene un posto speciale Indurain. Un gran signore che saluta sempre ed è davvero gentilissimo.”

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“Siamo tutte di Gualdo Tadino, quest’anno il Giro d’Italia è arrivato proprio a casa nostra. Oggi c’è aria di festa. C’è così tanta allegria che ci siamo distratte e non abbiamo nemmeno visto passare la Corsa. Guardando indietro nel tempo non possiamo non ricordare Adolfo Leoni, campione del passato e nostro compaesano. Invece chi ci ha fatto emozionare maggiormente è stato Pantani. Le sue imprese in salita resteranno per sempre memorabili.”

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“Sono originario di Gualdo Tadino ma ho vissuto per 40 anni in Germania. In occasione del Giro d’Italia, esultavo con gli altri italiani quando Pantani batteva Jan Ullrich. Quando uscì lo scandalo su di lui piansi per giorni. Per me il ciclismo è sinonimo di libertà. Permette di scoprire delle bellezze che altrimenti non vedresti. È anche un gioco di squadra. Se non hai un buon gregario non vai da nessuna parte.”

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“Il mio nome d’arte è Drumbo. Sono bergamasco ma mi sono trasferito a Roma da qualche anno. Suono la batteria da quando sono piccolo e da un anno mi esibisco per le strade suonando pentole e bidoni. Mi sono aggregato al popolo del Giro d’Italia, sfruttando l’occasione di suonare davanti ad un pubblico tanto numeroso. Amo la bicicletta e ho sempre seguito la Corsa Rosa. Il mio ricordo più significativo risale a 10 anni fa quando, con la mia fidanzata, mi appostai a Passo San Marco per vedere il Giro. Inizialmente eravamo io e lei. Poi si è creata una vera e propria compagnia: tante persone, unite tutte dalla stessa passione. È stato bellissimo. Ricordo anche la malinconia che provavo da piccolo alla fine del Tour De France. Lì capivo che le mie adorate vacanze estive erano ormai al giro di boa.”

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“Siamo qui appostati per vedere il Giro d’Italia, arriviamo da Lecce. Siamo appassionati di ciclismo in tutte le sue forme: dalla mountain bike allo spinning. Ci offre la possibilità di entrare in contatto con la natura, in special modo con le montagne. Mio papà era invalido e non potendo andare in bicicletta organizzava le gare. Anche io aderivo, eravamo 40 ragazzi. Chi non aveva la bici ben pulita e lucidata non aveva il permesso di gareggiare.”

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“Dalla storica foto di Bartali e Coppi ho ottenuto questo quadro. Ritrae i due campioni al Tour de France mentre si scambiano una bottiglia di due litri. Non è una borraccia, mi sono documentato! Sono nato Bartaliano poi mi sono appassionato a Gimondi e Moser. Oggi non ho preferenze, faccio il tifo per tutti! Preferisco il ciclismo al calcio, è più puro e genuino.”

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“Quest’albero l’ho potato io, ha la forma di una persona. Lo addobberò con tanti nastri rosa. Ho appeso anche una bandiera risalente al Giro d’Italia del 2016. Ogni volta che la Corsa passa da qui ne approfitto per raccogliere gadget che poi conservo. Roccaraso è abituata ad essere città di tappa. Ho tantissimi ricordi in merito: su tutti spiccano le imprese di Panizza e Battaglin.”

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“Il Giro d’Italia è passato spesso per Roccaraso. Era una tappa decisiva per la vittoria finale. Spesso chi vinceva la Maglia Rosa qui, era destinato a portarla fino alla fine. Soprattutto grazie alla salita del Macerone, una delle più provanti dell’intera competizione. Mi ricordo dell’avvincente sprint tra Panizza e Hinault. Miro vinse la tappa e vestì la Maglia Rosa. Poi la riperse ma fu molto emozionante.”

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